More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  Il ritrovo delle MusePhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community

Il ritrovo delle Muse

le tenebre non esisterebbero mai senza la luce....
July 19

La nuova MARiA Goretti

Non scrivo da un bel po'.
Qualcuno mi ha dato un buon argomento per farlo.
Qualcuno che è in alto.
No, non in cielo!!
Non è ancora asceso.
La sua dichiarazione è semplice e chiara: "Mara? Una Maria Goretti". (ovviamente si parla di Mara Carfagna)
Chi l'ha detto credo non sia necessario riferirlo, ma forse la maggior parte dei giovani non sa chi sia Maria Goretti.
Ecco che mi sento in dovere di spiegarlo, per dare la possibilità a tutti di dare un proprio personale giudizio.
Maria Goretti (1890-1902) è una santa italiana.  Originaria delle Marche, è una contadina, figlia terzogenita di una famiglia numerosa. Ebbe una vita semplice, tra semianalfabetismo, lavori in casa e nei campi. Per trovare un'occupazione i Goretti si trasferirono nei pressi di Frosinone con un'altra famiglia marchigiana, i Serenelli.
I capofamiglia di entrambi i nuclei familiari morirono a breve distanza l'uno dall'altro; di conseguenza le due famiglie si strinsero, aiutandosi a vicenda per sopravvivere.
E' in questo contesto che avverrà una tragedia che permetterà a Maria di essere dichiarata santa.
Alessandro Serenelli, diciottenne, faceva la corte alla giovane Maria, che rifiutava costantemente ogni suo approccio. Il 5 luglio avvenne l'ultimo tentativo di avvicinamento di Alessandro che, alla fine, tentò di violentare Maria, ma, trovando resistenza, la pugnalò più volte con un punteruolo.
Maria fu portata in ospedale, dove morì a seguito di complicazioni. Prima di morire perdonò il suo aggressore, condannato a 30 anni di carcere. Dopo la galera Alessandro chiese perdono alla famiglia Goretti e si rinchiuse come laico in un convento, dove morì nel 1970.
Pare che, oltre a miracoli che la Chiesa ha associato all'intervento di Maria Goretti, la sua canonizzazione sia anche dovuta a un presunto desiderio espresso dalla bambina il giorno della sua prima comunione: voleva morira prima di commettere peccati.
Ora, a prescindere dalla santità, se considerarla tale o no, il paragone tra l'innocenza di una bambina che ha avuto la forza di perdonare chi l'ha ferita in modo atroce, che ha tentato di violentarla e una persona che si trova in Parlamento a 33 anni per chissà quali meriti e che in passato non mi pare sia stata santa, trovo sia un'offesa enorme alla memoria di Maria e a tutti gli italiani che conoscono bene ogni piega del corpo di Mara.
 

Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

June 17

Un'enorme pupazzata

Noi siamo come i poveri ragni, che per vivere han bisogno d’intessersi in un cantuccio la loro tela sottile, noi siamo come le povere lumache che per vivere han bisogno di portare a dosso il loro guscio fragile, e come i poveri molluschi che vogliono tutti la loro conchiglia in fondo al mare.
Siamo ragni, lumache e molluschi di una razza più nobile — passi pure — non vorremmo una ragnatela, un guscio, una conchiglia — passi pure — ma un piccolo mondo sì, e per vivere in esso e per vivere di esso.
Un ideale, un sentimento, una abitudine, una occupazione — ecco il piccolo mondo, ecco il guscio di questo lumacone, o uomo — come lo chiamano. Senza questo è impossibile la vita. Quando tu riesci a non aver più un ideale, perché osservando la vita sembra un’enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose, e ti manca perciò la abitudine, che non trovi, e l’occupazione, che sdegni — quando tu, in una parola vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore — allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido.
Io sono così. La grandezza, la fama, la gloria, non stimolano più l’anima mia. Vale forse logorarsi il cervello e lo spirito, per essere rammentato e apprezzato dagli uomini? Sciocchezze! Soffrire i tormenti dell’arte, dare il sangue delle vene, il sogno delle notti, la pace della vita — per avere in ricompensa il plauso e la lode dei vermi? Sciocchezze! Io scrivo e studio per dimenticare me stesso — per distormi dalla disperazione.
(Pirandello)
 
Luigi Pirandello è uno dei mei autori preferiti. Nonostante sia passato un secolo dai suoi primi romanzi, trovo che il suo stile di scrittura, la sua poetica siano estrememente attuali.
Ho incontrato in pochi libri la capacità di far riflettere sulla condizione umana, la sua estrema attenzione alla psiche umana come in romanzi quali Uno, nessuno e centomila o Il fu Mattia Pascal.
Questa che ho riportato è la lettera alla sorella Lina, nota anche come La vita come un'enorme pupazzata.
Come esseri umani abbiamo bisogno di costruire un nostro piccolo mondo dove poter trovare un'abitat dove sia possibile l'esistenza.
Per Pirandello questo non ci rende tanto diversi dai più piccoli animali della terra.
Ci inganniamo da soli creando ideali e gettandoci nello studium, nelle passioni, per dimenticare la nostra condizione.
Non si può negare questa sua verità, quest'analisi spietata ma veritiera della nostra società.
Quello che è giusto è che non bisogna in ogni caso lasciarsi sopraffare dalla miseria umana, che bisogna trovare qualcosa da fare, qualcosa utile per se stessi.
Costruire il prorpio mondo, condizione inevitabile, è quindi necessario per dimenticare i mali del mondo, per "distrarsi" dall'enorme pupazzata, dalla commedia continua in cui tutti siamo invischiati, dal teatrino sociale, fino a quando non apriamo gli occhi sul mondo e ci rendiamo conto di tutto.
A questo punto mi sorge un dubbio: è stato profetico oppure la società è stata sempre così?
Siamo solo peggiorati?

Image Hosted by ImageShack.us

May 28

Evoè

Giro. Giro. Giro.

Io, Procne, non posso fare altro che girare in tondo in questo piccolo spazio. La parola non mi appartiene più, sfuggita dalla mia bocca con la mia lingua in un getto di sangue.

Giro. Giro. Giro.

Attendo una mano pietosa ad alleviare la mia pazzia. Pazzia completa. Pazzia distruttrice.

Da regina a schiava, da donna a essere informe, non più umano nell’aspetto e nella mente.

Figlia di re, data in sposa a un mostro, un orrore sputato dall’Ade. Chiunque penserebbe che essere nata da una stirpe antica e essere andata in sposa al figlio di Ares sia un grande vanto. Sciocco chi lo pensa! Il mio destino si è sciolto in mille lacrime, in lacrime e sangue.

Tereo, questo il nome dell’aguzzino, mi prese in moglie con mille onori. Mille giorni mi attesero, ma il mio talamo non fu presenziato da Imeneo, non ci fu il canto nuziale degli dei, le Grazie, Algaia, Eufrosine e Talia odiarono il mio matrimonio e Era non posò lo sguardo su di me.

Le Erinni, sì, forse solo loro accettarono di presiedere il mio sposalizio per versare veleno dentro i nostri calici.

Oltre la mia vita, anche quella dell’amata sorella hanno richiesto. Filomela, dolce e piccola fanciulla, gioia dei miei pensieri, unico appiglio rimasto, fosti ingannata con la menzogna della mia morte, fosti convinta così dalle lacrime di Tereo a prendere il mio posto come regina. Dalla prima volta che il suo sguardo si era posato sul tuo corpo eri rimasta impressa come un marchio, nel fuoco, col fuoco. Povero mio dolce affetto, non sapevi quale inganno si celava sulla nave che ti avrebbe portato nella tua nuova partia.

Quale figlio di Ares, Tereo sterminò la scorta fornita da nostro padre da solo. La buttò giù dalla nave senza alcun tipo di pietà. In fin dei conti non l’ha avuta per me e nemmeno per un fiore come te.

Ti prese, ti prese brutalmente senza preoccuparsi di ferirti. Piccola sorella, violentata da quella mano di sangue.

Il turpe Tereo ti prese in moglie, contravvenendo alla legge degli dei, diventando bigamo e tu hai vissuto ancora nel terrore.

Ho intessuto il tuo abito nuziale con una trama di porpora. Non ho lingua, ma avevo ancora il cuore di comunicarti il tuo destino e di svelarti il mio. Filomela, tu hai accolto il mio messaggio, come quando eravamo bambine e riuscivano a raccontare i nostri segreti nel silenzio degli sguardi.

Ho intessuto il velo nuziale con un messaggio di vita. Ho intessuto i nostri destini e per noi e la nostra liberà hanno sofferto e pagato Tereo e il frutto della mia unione, perché non c’è sofferenza più grande che vedere i propri figli morti. Ito, mio figlio, è morto per mia mano ed è stato il prezzo che Tereo ha pagato per le sue empietà.

Giravo, quando colto il messaggio sul velo, sei venuta da me. Mi hai trovata. Calde lacrime hanno bagnato il tuo bel viso, vedendomi così folle, così persa in trame e orditi empi.

Io sono stata la mente e il braccio della mia vendetta, della mia rivalsa sull’orrore di quel maschio scellerato.

Con una spada ho trafitto il fianco di Ito, nonostante la sua piccola voce mi chiamasse. “Mamma, mamma!” diceva e le sue braccia, piccole braccia bianche, cercavano di raggiungere il mio collo per abbracciarmi. Non mi vedeva da un anno, ma il mio sguardo e il mio cuore erano induriti e i suoi richiami mi erano indifferenti. Il sangue ha iniziato a sgorgare da quella ferita e sarebbe stata una morte lenta, se Filomela non gli avesse tagliato la gola. Lo sguardo di Ito si è spento con la mia immagine negli occhi.

Da vere sorelle abbiamo agito insieme, io e Filomela. Insieme abbiamo fatto a pezzi Ito. Le sue membra ancora calde sono state gettate in un calderone a bollire.

La sua testa era sul davanzale delle cucine e il suo sguardo seguiva ogni mio movimento. Sì, lui era il mio monito: così somigliante a suo padre, non faceva altro che accrescere il mio odio.

Tereo, tu hai sopportato un dolore per la prima volta. Dopo il lauto banchetto la mia apparizione ti è sembrata indigesta, poco rispetto alla rivelazione crudele che ho fatto. Non avevo voce, ma avevo la testa di Ito: l’ho lanciata verso di te con un ghigno di vittoria e tu hai compreso quale era stata la pietanza prelibata del tuo banchetto, il banchetto al quale solo tu hai partecipato.

Volevi vomitare, volevi vomitare tuo figlio. Tu eri la sua tomba. Avevi mangiato il frutto della tua carne, il tuo sangue.

Volevi uccidere me e Filomela? Gli dei non hanno voluto. Zeus ha fermato questa carneficina, questa continua vendetta.

Tu, Tereo, hai conservato la tua vocazione alla guerra con quella cresta e quelle piume…”Poù Poù” vai cantando….ci cerchi ancora per ucciderci.

La mia amata sorella è un usignolo: cant, piange per mio figlio, lei che ne ha avuto pietà.

E io? Io non ho un bel canto, io non ho lingua e nella mia pazzia giro sempre in tondo.

Giro. Giro. Giro.

 

Image Hosted by ImageShack.us

May 20

L'eternità

Inizio col dire che qualche giorno fa ho ricevuto la bellezza di 100 visite in 24 ore.
Cosa strana, ma interessante.
Probabilmente qualcuno si è spulciato tutto il blog.
Anche la Francia si è accorta che il mondo cambia, ma l'istruzione e i metodi educativi no, persistono.
Io mi lamentavo dell'Italia, ma pare sia così ovunque.
Beh, mal comune mezzo gaudio? No, per la semplice ragione che magari il taglio delle assunzioni non credo sia la soluzione ad un rinnovo dell'istruzione, come ha proposto Sarkozy (non commento il suo sistema per eludere gli scioperi, perchè è davvero troppo!)
Magari su questo problema mi soffermo molto, ma non riesco a non pensare che la scuola sia fondamentale per la costruzione di una società.
Gli ultimi eventi di cronaca mettono l'accento sulla immaturità degli adolescenti, su ciò che avrebbero dovuto imparare, anzi, in tenera età.
Parlo, innanzitutto, della distinzione di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, della questione che per ogni gesto ci sono delle conseguenze buone o cattive, della comprensione della gravità di quello che si fa.
Le ultime vicende di cronaca hanno messo in evidenza che un omicidio non è effettivamente compreso dai ragazzi. Diverse fonti parlano di un catastrofico rapporto con la legge: dopo aver confessato un omicidio tre adolescenti hanno chiesto se, visto che avevano confessato, potessero tornare a casa.
Nessuno gli ha insegnato nulla, a quanto pare.
Ho notato che l'inconsapevolezza è particolarmente diffusa anche per reati meno gravi. Gli adolescenti di oggi e i ragazzi sotto i 20 anni sono ancora dei bambini, peccato che infrangere la legge non è esattamente come rompere un vaso della mamma, per il quale le conseguenze possono essere molto meno gravi.
Attribuire le colpe ora non serve: non serve capire se la colpa di questa inconsapevolezza sia frutto di mancati insegnamenti da parte dei genitori, della scuola; tutto quello che occorre adesso è prendere dei provvedimenti, dare una svolta alla situazione.
Proporrei anche di alzare la maggiore età nuovamente ai 21 anni, dato che quelli che, per legge, dovrebbero avere consapevolezza delle proprie azioni sono ancora incapaci.
 
Ultimamente mi sono accorta che spesso si danno per scontato molte cose; vivo la scontatezza della considerazione, da parte della mia famiglia, che sono una brava bambina, che non darò problemi. Non ne ho mai dati, infatti, ma questo crea la pressione delle aspettative nei miei confronti e una poca attenzione alla mia quotidianità, alle mie sensazioni, ai miei bisogni.
L'eterno dare per scontato molte cose non è salutare per chi si trova dall'altra parte e viene oppresso e dimenticato allo stesso tempo.
Sono stata spesso dimenticata, lo sono ancora: non è cambiato molto dal passato ed è un errore che la gente continua a fare con me.
La stessa scontatezza credo la vivano molte persone e non posso non pensare che certe bravate degli adolescenti nascano da questa ricerca di attenzioni.
Tempo fa qualcuno parlava del massacro alla scuola Columbine in Colorado.
Togliendo tutte le immense cretinate dette su implicazioni di ispirazione musicale, satanista, nazista e quant'altro, si dimentica il disagio degli assassini. Non erano i bulli della scuola, ma le vittime, vittime che hanno ordito una strage, una vendetta per le loro sofferenze, a quanto pare, ignorate da tutti. Un bisogno di rivalsa contro chi li odiava sfociata nel modo più brutale; un disagio testimoniato dall'assunzione di antidepressivi e cure psichiatriche.
Stessa cosa accaduta al Virginia Polytechnic Institute nel 2007. Anche lì l'assassino era una vittima per la sua diversità.
Gli autori delle stragi hanno cercato così una considerazione alla loro persona, una considerazione post mortem, una considerazione dei loro problemi, della loro persona.
Forse questo ci deve far riflettere sul disagio che vivono gli adolescenti, sul rispetto delle persone, sulla considerazione dell'altro e della preoccupazione a non ferirlo.
Non è un appello agli adolescenti, ma un tentativo di esame di coscienza per tutti.

Image Hosted by ImageShack.us

April 19

Amarsi un po'

Cos'è l'amore?
Bella domanda.
La risposta non può essere univoca, ma credo si possa tentare di spiegarlo secondo le proprie inclinazioni, secondo la propria visone dell'esistenza.
Qualcuno invoca la chimica. Tutto è dovuto a mescolanze di sostanze chimiche che rispondono a stimoli elettromanietici.
Certamente questa è la spiegazione fisiologica, l'analisi che si può fare su chi è innamorato.
Il problema è che la mente (mente, non cervello) dell'uomo è molto più complessa, è molto più "divina", molto più impalpabile di quello che si vuole far credere.
Solitamente a invocare la spersonalizzazione dei sentimenti in generale è chi ha dei problemi con essi, chi è deluso, chi vive un conflitto con essi.
Non si può negare la valenza degli ormoni nella nostra vita, ma spero che non si riduca tutto a questo e che la gente non riduca tutto a questo!
Quell'istinto di protezione verso le persone che amiamo, quella voglia di vederle felici, quella sensazione di felicità, serenità e appagamento che ci invade quando siamo con loro sono qualcosa di estremamente splendido.
A questo punto, se si vuole ricondurre tutto alla chimica, dovremmo farlo anche con la creatività, la fantasia: quindi perchè mai emozionarsi davanti a un dipinto di Caravaggio? Perchè prendersi la briga di leggersi le tragedie di Shakespeare? Perchè mai ascoltare Mozart? Tanto vale vivere senza questi "accessori".
Ma tutto ciò ci pare impossibile.
Impossibile che non ci sia l'amore.
Quando si dice che muove il mondo (dopo i soldi chiaramente....che tristezza!) qualcosa di vero c'è, anche se pare più una teoria schopenhaureriana.....la Volontà che spinge all'atto sessuale come prosecuzione della specie. E qui si potrebbe spaziare nelle teorie più difattista di tutte, per la quale anche ogni tipo di bisogno primario debba essere negato per combattere questo dominio della Volontà, ma senza arrivare al suicidio, perchè atto di Volontà.
Dalla Volontà all'egoismo.....sì, perchè l'amore viene anche identificato con l'egoismo. Ma, scusate, che cosa c'è di egoistico nel rendere gli altri felici? Solo perchè si è felici a propria volta bisogna deplorare questo sentimento?
L'egoismo nasce, per me, quando si pensa che l'altro viva in nostra funzione, che debba rincorrerci e debba essere perennemente al nostro servizio, quando si pretende e non si dà nulla in cambio, quando manca la reciprocità. Questo vale per tutti i rapporti sociali, non solo per l'amore. 
Ecco che l'amore è più di pura e mera chimica: è quella delicatezza di affidarsi all'altro e proteggere il suo cuore.

Image Hosted by ImageShack.us

View more entries
 
View space
Alessandro
View space
daniele
View space
Pietro Negri
View space
Grande Valenz
View space
Lunática
View space
juglien2008
View space
Mary Jane Pop Carter
View space
Juliette
View space
dovic
View space
Roberta Vas
View space
PAOLA
View space
Roberto
View space
Mary / Maggie / Emmebì
View space
francy's room
View space
RUFUS
View space
il ghigno
View space
♥ﻮгคzเยςςเค♥
View space
valentina